La nostra storia

Lavoro, tradizione e passione: sono le caratteristiche che fanno del Bar Adua una pietra miliare del caffè a Martina franca. La sua storia inizia nel lontano 1936. A ripercorrere la sua nascita e crescita ci sono i nipoti di Leonardo Campobello, patron del caffè Adua: Laura, Donato e Leonardo. Nei loro occhi e nelle loro mani traspare la passione ereditata da nonno Leonardo e ci raccontano come ha avuto inizio la loro avventura.

Bar adua

Come gli uomini portatori di valori e di fatica, Leonardo Campobello, classe 1891, iniziò il suo lavoro da barista in giovinezza.  Garzone di bottega nel forno di famiglia, ogni giorno aveva il compito di dirigersi al Caffè Caforio per portare materia prima di pasticceria : pan di spagna, torte, bocconotti, pasta reale. Erano gli inizi del ‘900 e nella piccola cittadina si aprivano  caffè di prestigio dove consumare una tazzina era uno stile di vita. Il tutto cambiò con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, un evento che sconvolse lo stesso Leonardo. Nel 1911 fu chiamato alle armi e prese parte alla guerra di Libia.

Il congedo arrivò dopo due anni, ma subito fu richiamato per il servizio di vigilanza durante le elezioni del 14’. La sua carriera militare durò fino al 1921 al fronte sulla linea dell’Isonzo.

Gli orrori della guerra non fermarono l’operosità di quest’uomo.

Di ritorno dal fronte incominciò a lavorare nel caffè Derna del fratello Michele, in via Taranto. Era uno di quei tanti caffè che aprivano all’alba, quando la città iniziava a svegliarsi e i contadini si dirigevano nei campi. E nella nebbia della mattina, le carrozze si muovevano per raggiungere la vicina Locorotondo, Taranto o Fasano. Ma ogni partenza voleva dire fermarsi davanti ad una tazza di caffè fumante, non importa se al banco o al tavolino, l’importante era rispettare il rituale mattutino tra una chiacchiera e una battuta, quando poi arrivava la sera, il caffè era sostituito da un dolcetto alle mandorle o alla crema.

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L’artigianalità è stata da sempre priorità del bar Adua, sin dagli esordi il caffè veniva preparato su una caldaia di rame e servito con un bocconotto. La pasticceria veniva riservata, invece, solo per feste di Natale, Pasqua e la festa patronale.

La svolta arrivò negli anni del fascismo, quando il signor Leonardo aprì il Caffè Adua in via Paisiello, nei locali dell’attuale laboratorio. Non mancavano le restrizioni, la miseria echeggiava ovunque e il caffè era difficile da trovare.

A questo punto Leonardo fu richiamato alle armi e mandato a Grottaglie presso la batteria contraerea. Scampato ad un incidente di percorso, Leonardo tornò nel suo bar e da allora trasferì il suo sapere ai suoi tre figli: Raffaele, Pietro e Melina. Da allora, per tutti gli anni avvenire, si sono occupati del loro caffè. Ora nel 2014, il Bar Adua rimane nella sua sede storica e continua a sfornare bocconotti, granite di caffè,latte di mandorla,  gelati artigianali. Nell’operosità di Leonardo, Donato e Laura c’è quel pizzico di innovazione che si mescola bene con la tradizione. Lo dimostra il fatto che, ancora oggi, la pasta di mandorla viene lavorata a mano. Non ci sono macchine che sostituiscono le mani degli esperti pasticcieri. D’altronde seppure un clic oggi agevola la produzione, non potrà mai sostituire l’esperienza e la storia che definisce un prodotto di qualità. La storia del Bar Adua è una storia come tante altre che racconta una Martina laboriosa, che fa tesoro del passato per guardare al futuro.